Irlanda. Un On The Road da Dublino a Galway, fino al nord

diario di bordo dedicato ad un unico viaggio fatto ad aprile-maggio 2019

Prima di arrivare a toccare le coste irlandesi, ho dovuto sognare per moltissimo tempo. Talvolta, quando prendevo l’autobus per andare a scuola, nelle cuffie risuonava un cd intero dei Flogging Molly o dei Dropkick Murphys. Non bevevo birra, ma sognavo di ubriacarmi in un pub del centro di Dublino e ballare fino a tarda notte senza accorgermi di dove esattamente io fossi se non con la concezione d’esser almeno in Irlanda.
Questo l’ho sognato per tantissimi anni. Avrei dovuto prendere un aereo per Dublino quando avevo 19 anni, ma un’operazione mi costrinse ad evitare quel viaggio.
Nel frattempo la cultura irlandese formava una ragnatela di piccoli sogni da realizzare.

  • Vedere Dublino
  • Ballare ubriaca sui tavoli di un pub sconosciuto
  • Suonare la chitarra nei vicoli celtici
  • Vedere quel famoso cielo un po’ limpido un po’ cupo di cui tutti parlavano
  • Sentire nelle vene quella musica che tanto amavo
  • Osservare. Osservare e ancora osservare

Poi si. Poi mi sono ubriacata anche io. Ma non ero in Irlanda. Ero in Italia, a casa, o in un locale, oppure da qualche parte del mondo, ma non ero in Irlanda.

Poi ho anche suonato la chitarra in strada, e ho visto il cielo terso e quello limpido. Ma non ero in Irlanda.
L’Irlanda è quella cosa che già solo a nominarla, sento sotto il rumore del violino in quattro quarti che intona melodie patriottiche.


Alla fine ce l’ho fatta.
Alla fine, aprile 2019, un volo per Dublino mi porta a sorvolare tutto quello spazio aereo che mi divideva da quello Stato a cui tanto ambivo.
Il budget non era altissimo, e ce la cavavamo con prenotazioni di ostelli più o meno non esageratamente squallidi.
Il viaggio era un po’ pianificato, un po’ no. Sapevamo che avremmo vagato per Dublino un paio di giorni, ma che poi avremmo noleggiato un’auto per fare uno dei miei tanti amati on the road.
Avremmo fatto tappa a Galway, le Cliffs of Moher, e Kylemore Abbey.
La destinazione successiva sarebbe stata la contea di Donegal, ma senza avere tappe precise.
Poi Irlanda del Nord per vedere le Giants Causeway e vagare un altro po’ senza meta ben precisa.
Questo era più o meno il tour. Otto giorni per viaggiare con la guida al contrario lungo le coste di quel Paese che tanto avevo desiderato.

Io ricordo qualcosa di magico.
Il cielo grigio, la pioggia incessante e qualche raggio di sole che poi si faceva avanti e illuminava tutto il verde delle campagne.
Ricordo l’esserci persi dentro al niente, laddove veramente non c’era nient’altro che verde.
Ricordo la costa, la Wild Atlatic Way seguita senza avere una meta precisa.
Il freddo e il vento.
Il dialetto irlandese, così difficilmente comprensibile rispetto ad un classico inglese.
La gente delle campagne, le pecore, i belati e le onde dell’oceano che sbattevano lungo le scogliere alte quanto non è possibile immaginarsi con il solo pensiero.
Ho la preziosa opportunità di sentirmi risuonare ancora nella testa tutte le note che venivano suonate fra i vicoli di Galway, una delle città più colorate che abbia mai visto.
Basta un giorno per visitarla, un’intera vita per godersela.

A me che amo il trekking, l’adrenalina e l’ebbrezza di ricercare prospettive estreme, ho ritrovato nel Donegal uno dei posti dell’Irlanda che mi ha lasciato più magia.
Lo abbiamo trovato per puro caso, girando su Google Maps mentre aspettavamo che il riso cuocesse nella cucina dell’ostello.
Quel posto è Sliabh Liag, le scogliere frastagliate e selvagge del nord. Estremamente meno conosciute rispetto a Moher le reputo molto più particolari e meno turistiche, e lasciano la possibilità di attraversare un sentiero molto meno tracciato rispetto alle vicine più conosciute.
Di lì ci siamo lasciate guidare dall’istinto di andare senza meta. Malin Beg, Fintra Beach.

Il nord lo abbiamo attraversato veramente senza un senso ben preciso. E invito chiunque a farsi un viaggio senza avere meta, perché l’idea di perdersi senza realmente perdersi, o forse facendolo anche davvero, perdendosi sul serio, ci rende nomadi e, fintanto che siamo nati con delle gambe, forse c’è un inconsapevole istinto nomade in ognuno di noi.

Del nord ricordo l’aver preso l’auto, con quella guida al contrario ormai imparata, e aver fatto tappa in posti sconosciuti con la sola mera idea di andare.
Sarà che forse Kerouac mi ha smosso qualcosa dentro, sarà che forse l’idea del viaggio intesa come esperienza aveva rimosso in me la radicata concezione di avere necessariamente una meta precisa.
Solo un paio di vestiti e un cuore per tenere stretti i ricordi.
Era questo che sentivo mentre vagavamo fino a che il tramonto non ha deciso di farci fermare sulla riva fredda di Downhill Strand.
Era questo che sentivo mentre sfrecciavamo sulla spiaggia con l’auto, perché sì, perché in Irlanda del Nord c’è una spiaggia talmente tanto lunga e gigante che si può girare in auto.

Io le sentivo le parole di Kerouac mentre passavamo da un posto all’altro, a guardarci un po’ il cielo, un po’ l’orizzonte, un po’ il tramonto.

Io sentivo solo di esser nel posto giusto, nel momento giusto, nella vita giusta.

Ero in Irlanda, e andava bene esattamente come stava andando.


Autore: Buona ViDa

Sono solo una persona, non so definirmi blogger, forse ancora non posso. So che amo viaggiare, scrivere, surfare e fare trekking. Che amo fare esperienze e fare in modo di rendere speciale la mia vita. Sono solo una persona. Con dei sogni e dei sentimenti.

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