Vi Aspetto alla Fine del Sentiero: il racconto di un’avventura nello Yosemite National Park

“Adesso, seduti in quest’auto direzione sud-ovest, musica di sottofondo, forse potremmo dare il nostro significato alla parola perfezione. Deve essere qualcosa di certamente simile a ciò che abbiamo vissuto.”
– Vi Aspetto alla Fine del Sentiero

“Sono esattamente dentro lo Yosemite National Park; sto scendendo lungo un sentiero che da Glacier Point arriva a valle e sono con due amici con cui ormai ho scoperto un pezzo di California. Incontriamo due statunitensi, padre e un figlio, entrambi con un cappellino da baseball e centinaia di belle parole da dirci, talmente tante che decidiamo di continuare il percorso insieme. È tutto estremamente perfetto, la foresta, il parco, la California, il vento. È la scena perfetta del viaggio perfetto e io ho la fortuna di viverlo. Ed è in questa cornice impeccabile che il padre tutt’a un tratto se ne va e ci troviamo a non sapere più se siamo noi a dover accudire il figlio o se è il figlio a dover accudire noi. Il fatto è che siamo in mezzo alla foresta, dall’altra parte del mondo, con una mappa sgualcita nello zaino e tre smartphone magicamente inutilizzabili. A guidare la squadra c’è il figlio che dovremmo accudire.
Vi Aspetto alla Fine del Sentiero è una storia breve e a tratti comica realmente accaduta, tratta da un’avventura di viaggio,

la mia,
la nostra,
ed è tanto bella quanto assurda.

Vi Aspetto alla Fine del Sentiero è un racconto breve tratto da una storia vera. Fa parte del mio progetto “Diari di Viaggio“, un progetto in cui vorrei portare in parole quella miriade di ricordi speciali che ho potuto raccogliere durante qualche viaggio.

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ARTICOLI DAL BLOG:

Carpe Diem: cogliete l’attimo, rendete la vostra vita straordinaria

Due monologhi dell’attore Robin Williams tratto dal film L’Attimo Fuggente.

Un monologo che, in pochissimi minuti, fa capire l’importanza della vita, l’importanza di fare di tutto per viverla davvero, senza farsi sfuggire un attimo.
Capire quanto prezioso sia ogni singolo istante che la vita ci dona,
che troppo spesso non lo capiamo, finché non ci troviamo davanti l’impossibilità di vivere.

Un altro monologo.
Quello che, nel giro di pochi secondi, insegna a capire l’importanza di vedere le stesse cose da più prospettive diverse, cercare la propria strada, combattere per far sentire la propria voce.
Per essere felici.
Per essere sé stessi.

Cogli la rosa quand’è il momento.
In latino si dice invece CARPE DIEM.
Chi lo sa che cosa significa?
Cogli l’attimo.
Cogli la rosa quand’è il momento.
Perché il poeta usa questi versi? […] Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi.
Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà.
Adesso avvicinatevi tutti e guardate questi visi del passato, li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati.
Non sono molto diversi da voi, vero?
Stesso taglio di capelli, pieni di ormoni come voi, invincibili come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose come molti di voi. I loro occhi sono pieni di speranza proprio come i vostri.
Avranno atteso finchè non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale?
Perché, vedete, questi ragazzi, ora, sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito.
Coraggio, accostatevi, ascoltateli.
Sentite?
[…]
Carpe diem.
Cogliete l’attimo ragazzi.
Rendete straordinaria la vostra vita.

“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.
E il mondo appare diverso da quassù.
Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi.
Coraggio!
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.
Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare.
Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore.
Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto.
Thoreau dice “molti uomini hanno vita di quieta disperazione”, non vi rassegnate a questo.
Ribellatevi!
Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno!
Ecco, così! Osate cambiare. Cercate nuove strade.

Non vi fermate all’infelicità.
Cercate la vostra strada, ovunque essa sia.


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Jack Kerouac: il padre dell’On the Road americano

Jack Kerouac, è tuttora considerato il padre del movimento della Beat Generation degli anni Ottanta, nonché uno dei maggiori scrittori della letteratura americana del XX secolo. E’ stato a lungo ritenuto un esponente di spicco della controcultura americana, e solo successivamente è stato rivalutato per la sua capacità di illustrare gli aspetti contraddittori della società dell’epoca, dal consumismo allo sfruttamento dei lavoratori, dal capitalismo al benessere riservato a pochi, sottolineando il decadimento dei principali valori umani, amicizia, amore e cultura.


Jean-Louis Lebris de Kerouac, suo nome intero, nacque a Lowell, in Massachusetts, nel 1922 in una famiglia d’immigrati franco-canadesi. Ultimogenito di due fratelli,  Gerard e Caroline, lo scrittore ebbe un’infanzia felice, tuttavia resa più difficile dopo dalla morte prematura del fratello maggiore, nel 1926.
All’età di sei anni, Kerouac iniziò a frequentare la scuola parrocchiale di ST. Louis de France, e nel 1932, dopo il trasferimento a Pawtucketville, la Barlett Junior High School. In quel periodo, Kerouac faticava ancora a esprimersi correttamente nella lingua inglese, dovuto al fatto che in casa parlassero solo francese e, nella scuola precedente, l’insegnamento era dato sempre in lingua francese. Durante questo periodo, gli affari del padre cominciarono a peggiorare portando l’uomo a finire nel giro di alcool e giochi d’azzardo, la sorella di Kerouac, appena diciottenne, si sposò e Jack si ritrovò da solo. Nonostante la serie di negatività, Jack si dimostrava brillante e sportivamente promettente. Sarà proprio la passione per lo sport e il football in particolare a garantirgli una borsa di studio per merito alla Columbia University, a New York. Un infortunio a una gamba lo esentò dagli allenamenti eccessivi: il tempo così guadagnato lo trascorse visitando i locali jazz, Bebop, i musei, i cinema, i teatri, sparsi nei pressi di Times Square e di Harlem. Si imbarcò successivamente prima nella Marina mercantile e poi in quella militare. È da quel momento in poi che iniziò quel suo vagabondare che lo portò a scrivere romanzi e tenere diari dei suoi spostamenti.

Mandato all’Ospedale navale militare di Newport, Rhode Island, il 20 maggio 1943, gli venne diagnosticata una “demenza precoce“, termine che allora indicava la schizofrenia, e venne rinviato all’Ospedale navale di Bethesda, nel Maryland per un approfondimento diagnostico Qui, la diagnosi fu cambiata in stato “psicopatico costituzionale e personalità schizoide, ma non psicotica“. Il paziente, in definitiva, non fingeva, non era una minaccia né per sé, né per gli altri, comunque venne riformato il 28 giugno 1943, per inadeguatezza al servizio militare. Tornò quindi a casa da suoi genitori, trasferiti nel frattempo a Ozone Park, vicino a Brooklyn.
Si imbarcò poi come marinaio ordinario sulla nave mercantile S.S Gerogre Weems, per Liverpool, da qui visitò Londra e poi nel settembre 1943 la nave fece ritorno a New York. Jack tornò a casa dei genitori per tutto l’inverno, facendo lavori saltuari. Riprese anche a frequentare l’università e soprattutto gli ambienti del Greenwich Village, pullulanti di artisti bohèmien. Nello stesso periodo iniziò la sua storia con Edie Parker e finì per convivere con lei. Abbandonò definitivamente il football e cominciò a dedicarsi in modo maniacale alla lettura di scrittori vari tra cui: William Saroyan, Hemingway, Dos Passos, Joyce, Dostoevskij ed in modo particolare, Thomas Wolfe.


Il 1944 fu l’anno cruciale nel quale incontrò Lucien Carr, che gli fece conoscere William S. Burroughs e Allen Ginsberg, con lui i padrini del nucleo originario della Beat Generation.
Fu Kerouac a coniare il termine beat, con intento religioso e non politico-contestatario, come lo fu invece per la maggior parte degli scrittori legati al movimento beatBeat per lo scrittore era l’equivalente di “beato”:

«Fu da cattolico […] che un pomeriggio andai nella chiesa della mia infanzia (una delle tante), Santa Giovanna d’Arco a Lowell, Mass., e a un tratto, con le lacrime agli occhi, quando udii il sacro silenzio della chiesa (ero solo lì dentro, erano le cinque del pomeriggio; fuori i cani abbaiavano, i bambini strillavano, cadevano le foglie, le candele brillavano debolmente solo per me), ebbi la visione di che cosa avevo voluto dire veramente con la parola “Beat”, la visione che la parola Beat significava beato.»

Nello stesso anno, Lucien Carr uccise a coltellate David Kammerer, un suo amante accusato di essere maniacalmente geloso, e Kerouac venne arrestato per favoreggiamento, in quanto aveva aiutato Carr a gettare nel fiume l’arma del delitto. Il padre di Kerouac si rifiutò di pagare la cauzione e la famiglia di Edie si offrì di coprire queste spese, a patto che Jack sposasse la ragazza. Fu così che Kerouac si sposò il 22 agosto, a 22 anni. Si trasferirono in Michigan, dalla famiglia di Edie, dove Jack trovò un lavoro come operaio in una fabbrica. Il matrimonio collassò nemmeno due mesi dopo poiché Jack non aveva nessun interesse per la vita matrimoniale e inoltre si sentiva in condizioni di inferiorità a vivere in una famiglia tanto più ricca di lui. Ritornò quindi a New York, dove incontrò per la prima volta Allen Ginsberg. Continuò la conoscenza di artisti o aspiranti tali e iniziò anche l’effettiva dipendenza da droghe.
A causa di un abuso di anfetamina, nel dicembre del 1945, Kerouac si ammalò di tromboflebite alle gambe e fu ricoverato in ospedale. L’agosto successivo morì il padre, malato di tumore, portando Jack ad acutizzare la sofferenza per la morte.

Nel 1946, poco prima di Natale, Kerouac ebbe l’incontro più importante della sua vita, Neal Cassady, un ventenne sposato con la sedicenne Luanne che era finito in riformatorio dopo avere rubato delle auto. Kerouac ammirava enormemente Cassady per la sua totale mancanza d’inibizioni, il suo entusiasmo, il suo grande spirito d’avventura, il suo amore per il rischio, tanto da idealizzarlo e considerarlo un eroe. Divenne il simbolo della vera emarginazione, fonte di ispirazione letteraria, personaggio principale nel libro Sulla strada, con il nome Dean Moriarty e presente anche in altre narrazioni dello stesso Kerouac.
A marzo 1947, Cassady lasciò New York per andare a Denver, la città della sua infanzia. A Denver divorziò e si risposò subito con Carolyn, vivendo in un seminterrato pagato sei dollari a settimana.

Fu proprio questo a spingere Kerouac alla scrittura del suo libro di maggior successo, On the Road.
Il libro tratta con cura il viaggio in autostop e autobus intrapreso dallo scrittore per raggiungere l’amico a Denver, passando per San Francisco, Sabinal, Los Angeles e molte altre città dell’ovest americano. Una volta raggiunto Neal, i due finirono per continuare l’on the road americano insieme.

Dopo aver viaggiato per diversi mesi, tornò a New York, dove completò il suo primo romanzo La Città e la Metropoli, un romanzo autobiografico in cui, come nei suoi altri lavori, annotava ogni singolo dettaglio della sua vita quotidiana, anche gli eventi più insignificanti, usando lo slang ed espressioni colloquiali, abolendo la punteggiatura, le regole grammaticali e seguendo la libera associazione di idee. Contemporaneamente continuò a scrivere On the Road e, appena terminato il romanzo, riprese a spostarsi di luogo in luogo attraversando momenti di depressione, dovuti anche alle sue difficoltà finanziarie, diventando sempre più dipendente da alcol e droghe. In questo periodo, lo scrittore cominciò a trovare conforto nello studio del buddismo e nella meditazione.
Si trasferì poi a San Francisco con Allen Ginsberg, Neal Cassady e il poeta Gregory Corso, ma non aspettò molto prima di ripartire in viaggio di nuovo.

On the Road fu pubblicato nel 1957 ed ebbe un immediato e straordinario successo, segnandolo fin da subito come il manifesto della Beat Generation. Grazie alla popolarità del romanzo, gli editori pubblicarono anche gli altri suoi romanzi tra cui I SotterraneiI Vagabondi del Dharma. Il successo lo travolse fin troppo e Kerouac, che non amava interviste e articoli di giornale, ebbe grosse difficoltà a gestire la situazione tanto che, dopo un ulteriore viaggio a San Francisco, e una permanenza a Big Surf, tornò a vivere da sua madre, fino alla tragica notizia della scomparsa di Neal Cassady, morto assiderato sui binari di una ferrovia nel 1968. L’annuncio del decesso dell’amico, contribuirono a devastare psicologicamente e fisicamente Kerouac. Per tirarlo fuori dalla depressione, i cognati Nick e Tracy lo portarono in Europa, ma l’esperienza fu disastrosa; Kerouac non fece altro che ubriacarsi. Trasferitosi nuovamente in Florida, Kerouac era sempre più frequente partecipare a risse da bar in cui si era, per l’ennesima volta, ubriacato.
Il 20 ottobre 1969 si svegliò alle quattro del mattino in seguito ad un altro eccesso d’acool. Verso mezzogiorno cominciò ad accusare forti dolori addominali e vomitò sangue: il fegato aveva ceduto per la cirrosi epatica. Portato in ospedale, venne sottoposto a 26 trasfusioni e ad un’operazione chirurgica nel tentativo di contenere l’emorragia. Alle cinque e mezzo del mattino del 21 ottobre, senza mai aver ripreso conoscenza dopo l’intervento chirurgico, Jack Kerouac morì a quarantasette anni.
Fu sepolto nella nativa Lowell insieme alla moglie Stella, morta nel 1990.

LO STILE

Il suo stile è ritmato e immediato ed chiamato dallo stesso Kerouac prosa spontanea. cioè uno stile di scrittura fluido, diretto, veloce, privo di filtri e improvvisato proprio come le sessioni improvvisate di musica jazz che Kerouac amava, da qui cominciò a definirsi poeta jazz.

Passando la maggior parte della sua vita diviso tra i grandi spazi dell’America settentrionale e centrale, i suoi scritti riflettono la volontà di liberarsi dalle soffocanti convenzioni sociali e dalle forme dell’epoca per dare un senso liberatorio alla propria esistenza.
Approfondisce anche argomenti quali, droghe, religione, alcolismo.
Esaltò i benefici dell’amore e proclamò l’inutilità del militarismo, ed è inoltre considerato il precursore dello stile di vita hippy.

On the Road, suo romanzo principale, intraprende la tematica del viaggio come metafora della libertà, in cui il viaggio è correlato alla fuga, una fuga che brama conoscenza. Il viaggio rappresenta una scappatoia, un metodo per conoscere se stessi, ma è anche un viaggio permette la fuga dalle restrizioni imposte dalla società e dal proprio passato. C’è una continua oscillazione tra l’inquietudine e la ricerca della tranquillità, la follia e la quotidianità, il movimento e la stasi.

La prima volta che Kerouac utilizzò il termine “beat” fu nel 1950, nel suo primo romanzo La città e la metropoli: Liz Martin è una “beat che se ne va in giro per la città alla ricerca di qualche altro lavoro, di un benefattore, di ‘grana’ o di un po’ di ‘fumo‘”.

“Beat” diventa poi lui, e con lui gli altri scrittori che erediteranno quella spinta, quella voglia di avere una vita che rifiuta le regole imposte e che sperimenta in tutto e per tutto ciò che la vita da la possibilità di sperimentare.
È un termine che richiama la realtà della condizione dei meno privilegiati, di chi vaga in cerca di qualcosa, di chi lo fa con la libertà e l’ottimismo di chi sa che solo sulla strada si può trovare se stesso.

FRA I LIBRI PRINCIPALI

Sulla Strada
I Vagabondi del Dharma
Big Sur
Diario di uno Scrittore Affamato
Orfeo Emerso


Fonti:
https://style.corriere.it/news/eventi/jack-kerouac-50-anni-senza-scrittore-on-the-road/
http://www.lafrusta.net/pro_kerouac.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Kerouac
https://www.studenti.it/jack-kerouac-vita-opere-analisi-on-the-road.html
https://metropolitanmagazine.it/jack-kerouac/
https://www.oscarmondadori.it/approfondimenti/50-anni-senza-jack-kerouac/
Fotografie:
https://www.ibs.it/sulla-strada-libro-jack-kerouac/e/9788804668282
http://www.nealcassadybirthdaybash.com/jack-kerouac/
https://www.huffingtonpost.it/cesare-cata/quando-jack-kerouac-incontro-se-stesso-in-un-pub-del-greenwich-village_b_8816518.html
https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/intrattenimento/millevoci/Kerouac-e-il-mito-della-libert%C3%A0-on-the-road-50%C2%B0-anniversario-dalla-sua-morte-12241750.html
http://www.pangea.news/50-anni-senza-jack-kerouac-ipotesi-per-un-dizionario-kerouachiano-parte-prima-dalla-a-di-alcol-alla-l-di-lowell/

5 Libri da leggere per poter viaggiare senza nemmeno partire

#IORESTOACASA

Italia, marzo 2020


Il mondo intero sta attraversando un periodo che finirà tranquillamente nei libri di storia di un futuro anche abbastanza prossimo.
L’economia sta cedendo, il turismo è fermo, la gente ha solo paura, la gente è letteralmente chiusa in casa senza molta possibilità di muoversi.
Si creano file lunghe fuori dai supermercati, ci sono divieti e restrizioni per abbracci, baci, strette di mano. Non è possibile guardare negli occhi la mamma, o il papà, la sorella, l’amico, il fidanzato o la fidanzata che abitano in un altro comune, o in un’altra Regione. Per correre fuori, all’aria aperta, in piena campagna, ci vuole un’auto-giustificazione che ne attesti il comprovato ed esigente motivo. E’ tutto molto surreale, no?
L’Italia sta attraversando un ennesimo capitolo di storia moderna.
Siamo tutti un po’ impauriti, chi più, chi meno, un po’ confusi, un po’ offuscati dalla quantità esorbitante di informazioni negative bombardate minuto dopo minuto su internet, nelle tv, sui giornali, nelle parole della gente che parla costantemente del solito argomento.
Chi l’avrebbe mai detto.

Ma adesso che siamo in casa, salvo la necessità ovvia di prendere atto di informazioni veritiere dettate dalla Sanità e dal Governo, dovremmo tutti spegnere un attimo il cervello dalla paura e dal bombardamento giornalistico quotidiano, aprire la finestra, guardare se fuori c’è il sole, lasciare che i raggi possano entrare in casa, e fare qualcosa di sano per se stessi.
Dedicarsi allo sport in casa, alla cura di sé, di chi abita con noi e della casa stessa, all’arte, agli hobby; dedicarsi a qualsiasi cosa che possa farci bene per superare un periodo di distanza, di mancanza, di affettività e di privazione di libertà, con la speranza che tutto questo possa finire il prima possibile.

E sarebbe bello dedicare un po’ di tempo alla lettura. A quei libri in carta da sfogliare pagina dopo pagina. Lasciare fuori dai pensieri, per un po’, quella quantità eccessiva di informazioni un po’ false, un po’, purtroppo, vere.
E, visto che non possiamo permetterci di spostarci, di viaggiare, di vedere e di osservare con occhi, mani e corpo, potremmo provare a entrare nel viaggio di chi il viaggio lo ha scritto nelle pagine di un libro. Potremmo provare ad andare in Australia, in Alaska, in Asia, in Spagna. Potremmo andare ovunque, soltanto provando a immergerci in qualche libro.
Qui ci sono cinque titoli di libri che ho amato, apprezzato e tutt’ora amo. Libri che ho letto anche più di una volta, nonostante ne conosca la trama per filo e per segno. Libri che tengo sulla mensola più bassa della mia camera da letto, così posso almeno leggerne i titoli ogni volta che mi metto di fronte al pc.
Cinque libri che mi hanno fatto scoprire una parte di me che non conoscevo, sentirmi parte di quelle storie, come se le avessi vissute con loro e/o al posto loro, e maturare, crescere, sentirmi quasi compresa o, almeno, imparare a comprendere.
Libri che mi hanno fatto viaggiare pur standomene sdraiata sul letto. Ed è assurdo, no? come basti così poco per andare dall’altra parte del mondo, pur rimanendo ferma nel solito posto.

Ho deciso di non considerare questa lista come una classifica, ma semplicemente come cinque consigli di lettura senza preferenze. Spero possiate anche voi leggerlo senza vederci dentro una lista con un ordine ben preciso perché, beh, non c’è nessun ordine di importanza da me dettato se non quello che ognuno vuole attribuirgli a suo piacimento.
Ho lasciato anche una piccola votazione personale, ma in ogni caso sono tutte votazioni molto alte, perché i libri li consiglio semplicemente perché li ho davvero apprezzati in maniera non quantificabile.


5 LIBRI DA LEGGERE PER VIAGGIARE SENZA NEMMENO PARTIRE


5. Wild, Cheryl Strayed

“La vera sfida è vivere”

STORIA VERA

“Dopo la morte prematura della madre, il traumatico naufragio del suo matrimonio, una giovinezza disordinata e difficile, Cheryl a soli ventisei anni si ritrova con la vita sconvolta. Alla ricerca di sé oltre che di un senso, decide di attraversare a piedi l’America selvaggia tra montagne, foreste, animali selvatici, rocce impervie, torrenti impetuosi, caldo torrido e freddo estremo. Una storia di avventura e formazione, di fuga e rinascita, di paura e coraggio. Una scrittura intensa come la vicenda che racconta, da cui emergono con forza il fascino degli spazi incontaminati e la fragilità della condizione umana di fronte a una natura grandiosa e potente.”

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Votazione personale: 9/10

Classificazione: 9 su 10.

4. Un Indovino Mi Disse, Tiziano Terzani

“Ma chi ha ormai il coraggio di dire: «Fermi! Cambiamo strada»? Eppure, se fossimo spersi in una foresta o in un deserto, ci daremmo da fare per cercare una via d’uscita! Perché non far lo stesso con questo benedetto progresso che ci allunga la vita, ci rende più ricchi, più sani, più belli, ma in fondo ci fa anche sempre meno felici? Non c’è da meravigliarsi che la depressione sia diventata un male tanto comune. È quasi rincuorante. È un segno che dentro la gente resta un desiderio di umanità.”

STORIA VERA

“Nella primavera del 1976 un vecchio indovino cinese avverte Terzani: «Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai». Dopo tanti anni il grande giornalista non dimentica la profezia, ma anzi la trasforma in un’occasione per guardare al mondo con occhi nuovi: decide infatti di non prendere aerei per un anno, senza tuttavia rinunciare al suo mestiere di corrispondente. Il 1993 diventa così un anno molto particolare di una vita già tanto straordinaria: spostandosi in treno, in nave, in auto, e talvolta anche a piedi, Terzani si trova a osservare paesi e persone della sua amata Asia da una prospettiva nuova, e spesso ignorata. Dopo oltre vent’anni di «viaggio» e oltre un milione di copie vendute, lette, rilette, prestate e regalate, “Un indovino mi disse” continua a parlarci con voce sempre nuova e avvincente.”

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Votazione personale: 8/10

Classificazione: 8 su 10.

3. Vela Bianca, Sergio Bambarèn

Ciò che conta nella vita
 non è quello che si ha,
ma quello che si fa.

“Sposati da otto anni e intrappolati in un’esistenza banale, Michael e Gail lottano disperatamente contro il naufragio del loro matrimonio. Un giorno decidono di lasciare tutto e salpare su una barca, Vela Bianca, che li condurrà nell’incanto dell’emisfero australe. Nel lungo viaggio verso la felicità, i due portano solo la piccola scatola che un tempo un vecchio libraio di Auckland donò loro, con la promessa di aprirla in mare aperto. E presto si accorgono dello straordinario tesoro che hanno tra le mani, l’insegnamento più prezioso di tutti: il vero paradiso è dentro di noi, se solo vogliamo vederlo.”

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Votazione personale: 8/10

Classificazione: 8 su 10.

2. On the Road, Jack Kerouac

“Oltre le strade sfavillanti c’era il buio,
e oltre il buio il West.
Dovevo andare.”

STORIA VERA

“Sal Paradise, un giovane newyorkese con ambizioni letterarie, incontra Dean Moriarty, un ragazzo dell’Ovest. Uscito dal riformatorio, Dean comincia a girovagare sfidando le regole della vita borghese, sempre alla ricerca di esperienze intense. Dean decide di ripartire per l’Ovest e Sal lo raggiunge; è il primo di una serie di viaggi che imprimono una dimensione nuova alla vita di Sal. La fuga continua di Dean ha in sé una caratteristica eroica, Sal non può fare a meno di ammirarlo, anche quando febbricitante, a Città del Messico, viene abbandonato dall’amico, che torna negli Stati Uniti.”

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Votazione personale: 8/10

Classificazione: 8 su 10.

1. Into the Wild, Jon Krakauer

“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale.”

STORIA VERA

“Nell’aprile del 1992 Chris McCandless si incamminò da solo negli immensi spazi selvaggi dell’Alaska. Due anni prima, terminati gli studi, aveva abbandonato tutti i suoi averi e donato i suoi risparmi in beneficenza: voleva lasciare la civiltà per immergersi nella natura. Non adeguatamente equipaggiato, senza alcuna preparazione alle condizioni estreme che avrebbe incontrato, venne ritrovato morto da un cacciatore, quattro mesi dopo la sua partenza per le terre a nord del Monte McKinley. Accanto al cadavere fu rinvenuto un diario che Chris aveva inaugurato al suo arrivo in Alaska e che ha permesso di ricostruire le sue ultime settimane. Jon Krakauer si imbatté quasi per caso in questa vicenda, rimanendone quasi ossessionato, e scrisse un lungo articolo sulla rivista «Outside» che suscitò enorme interesse. In seguito, con l’aiuto della famiglia di Chris, si è dedicato alla ricostruzione del lungo viaggio del ragazzo: due anni attraverso l’America all’inseguimento di un sogno. Questo libro, in cui Krakauer cerca di capire cosa può aver spinto Chris a ricercare uno stato di purezza assoluta a contatto con una natura incontaminata, è il risultato di tre anni di ricerche. Ma Nelle terre estreme, però, non è solo la ricostruzione degli eventi che portarono Chris McCandless alla morte, è anche una metafora sul rapporto tra la nostra civiltà e la natura che la circonda, è un formidabile tentativo di penetrare le segrete vibrazioni che percorrono tutte le giovinezze, è un viaggio del corpo e dell’anima scritto da un maestro del racconto d’avventura che qui si mette in gioco lasciandosi coinvolgere – assieme al lettore – dalle figure eroiche di cui narra.”

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Votazione personale: 10/10

Classificazione: 10 su 10.

Un’altra breve lista di titoli particolarmente interessanti e che posso consigliare in tutta tranquillità sono:
Lost GirlsJennifer Bagget, Holly C. Corbett, Amanda Pressner
In Un Paese Bruciato dal SoleBill Bryson
L’Onda PerfettaSergio Bambarén
Into the Wild TruthCarine McCandless
In AsiaTiziano Terzani
A Passo d’UomoMattia Miraglio
e, in realtà, ne potrei elencare molti di più.

Voi avete qualche libro inerente ai viaggi? Qualcosa che vi porta un po’ in giro per il mondo standovene seduti al caldo, in casa?
Voi avete un metodo alternativo di viaggiare, quando viaggiare fisicamente proprio non è possibile?

ARTICOLI DAL BLOG:

Charles Baudelaire: Quando l’amore per il viaggio diventa poesia

Consiglio vivamente la lettura di tutto il libro “I Fiori del Male”, acquistabile online QUI

C’è da dire che l’idea del viaggio esiste da quando l’essere umano è in grado di muoversi. Siamo essere muniti di coscienza, e quella coscienza andrà nutrita per tutto il resto della vita, almeno quella terrena. Quindi, sostanzialmente, siamo viaggiatori ed esploratori da sempre e, forse, si spera, per sempre. Il sogno di vedere l’altra parte del Pianeta, il sogno di conoscere, di sapere, di entrare in contatto con le culture che compongono il puzzle da millemila pezzi che è questa Terra, fa parte del corredo umano, in generale parlando. Gli esseri umani desiderano viaggiare, chi per un motivo, chi per un altro, c’è chi ancora invece i motivi non li sa. C’è chi viaggia per scappare, chi per il desiderio dell’altrove, chi per scoperta, chi per il mero gusto di viaggiare. I motivi sono infiniti, e ognuno ha la sua personalissima spinta a farlo. Ci sono centinaia e centinaia di nomi presenti sui libri di storia, ad indicare chi, secoli fa, ha deciso di mollare letteralmente il porto e partire.
Cook, Marco Polo, Colombo, Cartier, Amundsen, Twain e tantissimi altri uomini e donne hanno avuto l’opportunità di poter vedere un pezzo di mondo, sentirsene parte, raccontarlo in quei diari pieni zeppi di immagini e racconti di bordo, di incontri con aborigeni, di terre desolate incontrate per caso lungo un tragitto distante oceani e continenti.
Siamo esploratori da sempre. E il viaggio fa parte di noi; del resto, la vita stessa è un viaggio.
Charles Baudelaire non la pensava poi così tanto in modo diverso. Anche per lui, poeta e filosofo dell ‘800, la vita stessa era un viaggio, e non c’era modo migliore di viverla anche viaggiando. E quel viaggio doveva essere sì, certo, fisico, un movimento, uno spostarsi ed esplorare nuovi confini e terre, per arricchirsi, per farne tesoro, esperienza, conoscenza, ma anche per fare un vero e proprio viaggio interiore, più introspettivo, ancora più personale.
Un viaggio fisico avrebbe dovuto essere corredato di un viaggio interiore, per essere un vero e proprio viaggio.

Scrisse poesie, frasi, aforismi dedicati al viaggio e questi, tutt’ora, sono letti in tutto il mondo. E forse un motivo c’è. Forse la gente ha bisogno di leggere quelle parole per trarne il coraggio di partire, o per cambiare, per migliorare, per conoscere.
Perché, del resto, anche quegli stessi libri, quelle stesse poesie, sono viaggi.

Le voyage è un poema contenuto nella sezione La Morte, l’ultima dei Fiori del Male. Baudelaire affronta il tema del viaggio, uno degli argomenti più trattati nella storia della letteratura. Lo accosta alla vita, lo tratta come tale, lo apprezza, lo ama. Regala spunti di riflessioni, pensieri, frasi che sono tutt’ora inni al viaggio. Ma suppone anche la possibilità che anche i viaggiatori più esperti possano poi non esser felici, laddove si appoggiano costantemente al desiderio di ripartire verso un altro luogo nella speranza di qualcosa di diverso. Laddove si dimenticano di apprezzare ciò che hanno davanti.
Il fatto è che forse dovremmo soltanto imparare ad apprezzare quel che si ha, quel che si vede, con la forza di puntare sempre oltre, ma senza mai denigrare ciò che abbiamo di fronte. E’ di nuovo un po’ il senso della vita. Non accontentarsi mai se qualcosa non ci piace, puntare sempre oltre, ma senza mai disprezzare il bello che si può trovare ovunque. Apprezzare ogni singolo momento, perché la fine e l’inizio sono sempre gli stessi per tutti, ma la storia nel mezzo è ancora tutta da scrivere. E ne va catturata la parte più bella senza lasciarsela mai sfuggire, senza stancarsi mai e poi mai. Fino alla fine.


I

Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe,
l’universo è pari al suo smisurato appetito.
Com’è grande il mondo al lume delle lampade!
Com’è piccolo il mondo agli occhi del ricordo!

Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,
il cuore gonfio di rancori e desideri amari,
e andiamo, al ritmo delle onde, cullando
il nostro infinito sull’infinito dei mari:

c’è chi è lieto di fuggire una patria infame;
altri, l’orrore dei propri natali, e alcuni,
astrologhi annegati negli occhi d’una donna,
la Circe tirannica dai subdoli profumi.

Per non esser mutati in bestie, s’inebriano
di spazio e luce e di cieli ardenti come braci;
il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,
cancellano lentamente la traccia dei baci.

Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!

I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!

II

Imitiamo, orrore! nei salti e nella danza
la palla e la trottola; la Curiosità, Angelo
crudele che fa ruotare gli astri con la sferza,
anche nel sonno ci ossessiona e ci voltola.

Destino singolare in cui la meta si sposta;
se non è in alcun luogo, può essere dappertutto;
l’Uomo, la cui speranza non è mai esausta,
per potersi riposare corre come un matto!

L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!»
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore… gioia… gloria!» É uno scoglio, maledizione!

Ogni isolotto avvistato dall’uomo di vedetta
è un Eldorado promesso dal Destino;
ma la Fantasia, che un’orgia subito s’aspetta,
non trova che un frangente alla luce del mattino.

Povero innamorato di terre chimeriche!
Bisognerà incatenarti e buttarti a mare,
marinaio ubriaco, scopritore d’Americhe
il cui miraggio fa l’abisso più amaro?

Così il vecchio vagabondo cammina nel fango
sognando paradisi sfavillanti col naso in aria;
il suo sguardo stregato scopre una Capua
ovunque una candela illumini una topaia.

III

Strabilianti viaggiatori! Quali nobili storie
leggiamo nei vostri occhi profondi come il mare!
Mostrateci gli scrigni delle vostre ricche memorie,
quei magnifici gioielli fatti di stelle e di etere.

Vogliamo navigare senza vapore e senza vele!
Per distrarci dal tedio delle nostre prigioni,
fate scorrere sui nostri spiriti, tesi come tele,
i vostri ricordi incorniciati d’orizzonti.

Diteci, che avete visto?

IV

«Abbiamo visto astri
e flutti; abbiamo visto anche distese di sabbia;
e malgrado sorprese e improvvisi disastri,
molte volte ci siamo annoiati, come qui.

La gloria del sole sopra il violaceo mare,
la gloria delle città nel sole morente,
accendevano nei nostri cuori un inquieto ardore
di tuffarci in un cielo dal riflesso seducente.

Le più ricche città, i più vasti paesaggi,
non possedevano mai gl’incanti misteriosi
di quelli che il caso creava con le nuvole.
E sempre il desiderio ci rendeva pensosi!

– Il godimento dà al desiderio più forza.
Desiderio, vecchio albero che il piacere concima,
mentre s’ingrossa e s’indurisce la tua scorza,
verso il sole si tendono i rami della tua cima!

Crescerai sempre, grande albero più vivace
del cipresso? – Eppure con scrupolo abbiamo
raccolto qualche schizzo per l’album vorace
di chi adora tutto ciò che vien da lontano!

Abbiamo salutato idoli dal volto proboscidato;
troni tempestati di gemme luminose;
palazzi cesellati il cui splendore fatato
sarebbe per i vostri cresi un sogno rovinoso;

costumi che per gli occhi son un’ebbrezza;
donne che hanno dipinte le unghie e i denti,
e giocolieri esperti che il serpente accarezza.»

V

E poi, e poi ancora?

VI

«O infantili menti!

Per non dimenticare la cosa principale,
abbiam visto ovunque, senza averlo cercato,
dall’alto fino al basso della scala fatale,
il noioso spettacolo dell’eterno peccato;

la donna, schiava vile, superba e stupida,
s’ama senza disgusto e s’adora senza vergogna;
l’uomo, tiranno ingordo, duro, lascivo e cupido,
si fa schiavo della schiava, rigagnolo di fogna;

il martire che geme, il carnefice contento;
il popolo innamorato della brutale frusta;
il sangue che dà alla festa aroma e condimento,
il veleno del potere che snerva il despota;

tante religioni che alla nostra somigliano,
tutte che scalano il Cielo; la Santità,
come un uomo fine su un letto di piume,
fra i chiodi e il crine cerca la voluttà;

l’Umanità ciarlona, ebbra del suo genio,
e delirante, adesso come in passato,
nella sua furibonda agonia urla a Dio:
«Mio simile, mio padrone, io ti maledico!»

E i meno stolti, della Demenza arditi accoliti,
in fuga dal grande gregge recinto dal Destino,
per trovare rifugio nell’oppio senza limiti!
– Questo del globo intero l’eterno bollettino.»

VII

Dai viaggi che amara conoscenza si ricava!
Il mondo monotono e meschino ci mostra,
ieri e oggi, domani e sempre, l’immagine nostra:
un’oasi d’orrore in un deserto di noia!

Partire? restare? Se puoi restare, resta;
parti, se devi. C’è chi corre, e chi si rintana
per ingannare quel nemico che vigila funesto,
il Tempo! Qualcuno, ahimè! corre senza sosta,

come l’Ebreo errante e come l’apostolo,
al quale non basta treno o naviglio,
per fuggire l’infame reziario; e chi invece
sa ucciderlo senza uscire dal nascondiglio.

Infine quando ci metterà il piede sulla schiena,
potremo sperare e urlare: Avanti!
E come quando partivamo per la Cina,
gli occhi fissi al largo e i capelli al vento,

così c’imbarcheremo sul mare delle Tenebre
col cuore del giovane che è felice di viaggiare.
Di quelle voci ascoltate il canto funebre
e seducente: «Di qui! Voi che volete assaporare

il Loto profumato! è qui che si vendemmiano
i frutti prodigiosi che il vostro cuore brama;
venite a inebriarvi della dolcezza strana
di questo pomeriggio che non avrà mai fine!»

Dal tono familiare riconosciamo lo spettro;
laggiù i nostri Piladi ci tendon le braccia.
«Per rinfrescarti il cuore naviga verso la tua Elettra!»
dice quella cui un tempo baciavamo le ginocchia.

VIII

“O Morte, vecchio capitano, è tempo! Sù l’ancora!
Ci tedia questa terra, o Morte! Verso l’alto, a piene vele!
Se nero come inchiostro è il mare e il cielo
sono colmi di raggi i nostri cuori, e tu lo sai!

Su, versaci il veleno perchè ci riconforti!
E tanto brucia nel cervello il suo fuoco,
che vogliamo tuffarci nell’abisso, Inferno o Cielo, cosa importa?
discendere l’Ignoto nel trovarvi nel fondo, infine, il nuovo.



I Fiori del Male è una raccolta in cui Le voyage chiude il libro. A parere personale, il libro lo consiglio vivamente. E’ acquistabile online su Amazon, anche cliccando qui


riferimenti foto/scritti:
https://society6.com/product/baudelaire-les-fleurs-du-mal522058_print
https://www.ilpost.it/2017/06/25/baudelaire-fiori-del-male/
https://www.libriantichionline.com/divagazioni/charles_baudelaire_viaggioles_fleurs_du_mal
http://opere.loescher.it/opere/polacco_terzomillennioblu/isw/Baudelaire.pdf

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