Charles Baudelaire: Quando l’amore per il viaggio diventa poesia

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C’è da dire che l’idea del viaggio esiste da quando l’essere umano è in grado di muoversi. Siamo essere muniti di coscienza, e quella coscienza andrà nutrita per tutto il resto della vita, almeno quella terrena. Quindi, sostanzialmente, siamo viaggiatori ed esploratori da sempre e, forse, si spera, per sempre. Il sogno di vedere l’altra parte del Pianeta, il sogno di conoscere, di sapere, di entrare in contatto con le culture che compongono il puzzle da millemila pezzi che è questa Terra, fa parte del corredo umano, in generale parlando. Gli esseri umani desiderano viaggiare, chi per un motivo, chi per un altro, c’è chi ancora invece i motivi non li sa. C’è chi viaggia per scappare, chi per il desiderio dell’altrove, chi per scoperta, chi per il mero gusto di viaggiare. I motivi sono infiniti, e ognuno ha la sua personalissima spinta a farlo. Ci sono centinaia e centinaia di nomi presenti sui libri di storia, ad indicare chi, secoli fa, ha deciso di mollare letteralmente il porto e partire.
Cook, Marco Polo, Colombo, Cartier, Amundsen, Twain e tantissimi altri uomini e donne hanno avuto l’opportunità di poter vedere un pezzo di mondo, sentirsene parte, raccontarlo in quei diari pieni zeppi di immagini e racconti di bordo, di incontri con aborigeni, di terre desolate incontrate per caso lungo un tragitto distante oceani e continenti.
Siamo esploratori da sempre. E il viaggio fa parte di noi; del resto, la vita stessa è un viaggio.
Charles Baudelaire non la pensava poi così tanto in modo diverso. Anche per lui, poeta e filosofo dell ‘800, la vita stessa era un viaggio, e non c’era modo migliore di viverla anche viaggiando. E quel viaggio doveva essere sì, certo, fisico, un movimento, uno spostarsi ed esplorare nuovi confini e terre, per arricchirsi, per farne tesoro, esperienza, conoscenza, ma anche per fare un vero e proprio viaggio interiore, più introspettivo, ancora più personale.
Un viaggio fisico avrebbe dovuto essere corredato di un viaggio interiore, per essere un vero e proprio viaggio.

Scrisse poesie, frasi, aforismi dedicati al viaggio e questi, tutt’ora, sono letti in tutto il mondo. E forse un motivo c’è. Forse la gente ha bisogno di leggere quelle parole per trarne il coraggio di partire, o per cambiare, per migliorare, per conoscere.
Perché, del resto, anche quegli stessi libri, quelle stesse poesie, sono viaggi.

Le voyage è un poema contenuto nella sezione La Morte, l’ultima dei Fiori del Male. Baudelaire affronta il tema del viaggio, uno degli argomenti più trattati nella storia della letteratura. Lo accosta alla vita, lo tratta come tale, lo apprezza, lo ama. Regala spunti di riflessioni, pensieri, frasi che sono tutt’ora inni al viaggio. Ma suppone anche la possibilità che anche i viaggiatori più esperti possano poi non esser felici, laddove si appoggiano costantemente al desiderio di ripartire verso un altro luogo nella speranza di qualcosa di diverso. Laddove si dimenticano di apprezzare ciò che hanno davanti.
Il fatto è che forse dovremmo soltanto imparare ad apprezzare quel che si ha, quel che si vede, con la forza di puntare sempre oltre, ma senza mai denigrare ciò che abbiamo di fronte. E’ di nuovo un po’ il senso della vita. Non accontentarsi mai se qualcosa non ci piace, puntare sempre oltre, ma senza mai disprezzare il bello che si può trovare ovunque. Apprezzare ogni singolo momento, perché la fine e l’inizio sono sempre gli stessi per tutti, ma la storia nel mezzo è ancora tutta da scrivere. E ne va catturata la parte più bella senza lasciarsela mai sfuggire, senza stancarsi mai e poi mai. Fino alla fine.


I

Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe,
l’universo è pari al suo smisurato appetito.
Com’è grande il mondo al lume delle lampade!
Com’è piccolo il mondo agli occhi del ricordo!

Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,
il cuore gonfio di rancori e desideri amari,
e andiamo, al ritmo delle onde, cullando
il nostro infinito sull’infinito dei mari:

c’è chi è lieto di fuggire una patria infame;
altri, l’orrore dei propri natali, e alcuni,
astrologhi annegati negli occhi d’una donna,
la Circe tirannica dai subdoli profumi.

Per non esser mutati in bestie, s’inebriano
di spazio e luce e di cieli ardenti come braci;
il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,
cancellano lentamente la traccia dei baci.

Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!

I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!

II

Imitiamo, orrore! nei salti e nella danza
la palla e la trottola; la Curiosità, Angelo
crudele che fa ruotare gli astri con la sferza,
anche nel sonno ci ossessiona e ci voltola.

Destino singolare in cui la meta si sposta;
se non è in alcun luogo, può essere dappertutto;
l’Uomo, la cui speranza non è mai esausta,
per potersi riposare corre come un matto!

L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!»
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore… gioia… gloria!» É uno scoglio, maledizione!

Ogni isolotto avvistato dall’uomo di vedetta
è un Eldorado promesso dal Destino;
ma la Fantasia, che un’orgia subito s’aspetta,
non trova che un frangente alla luce del mattino.

Povero innamorato di terre chimeriche!
Bisognerà incatenarti e buttarti a mare,
marinaio ubriaco, scopritore d’Americhe
il cui miraggio fa l’abisso più amaro?

Così il vecchio vagabondo cammina nel fango
sognando paradisi sfavillanti col naso in aria;
il suo sguardo stregato scopre una Capua
ovunque una candela illumini una topaia.

III

Strabilianti viaggiatori! Quali nobili storie
leggiamo nei vostri occhi profondi come il mare!
Mostrateci gli scrigni delle vostre ricche memorie,
quei magnifici gioielli fatti di stelle e di etere.

Vogliamo navigare senza vapore e senza vele!
Per distrarci dal tedio delle nostre prigioni,
fate scorrere sui nostri spiriti, tesi come tele,
i vostri ricordi incorniciati d’orizzonti.

Diteci, che avete visto?

IV

«Abbiamo visto astri
e flutti; abbiamo visto anche distese di sabbia;
e malgrado sorprese e improvvisi disastri,
molte volte ci siamo annoiati, come qui.

La gloria del sole sopra il violaceo mare,
la gloria delle città nel sole morente,
accendevano nei nostri cuori un inquieto ardore
di tuffarci in un cielo dal riflesso seducente.

Le più ricche città, i più vasti paesaggi,
non possedevano mai gl’incanti misteriosi
di quelli che il caso creava con le nuvole.
E sempre il desiderio ci rendeva pensosi!

– Il godimento dà al desiderio più forza.
Desiderio, vecchio albero che il piacere concima,
mentre s’ingrossa e s’indurisce la tua scorza,
verso il sole si tendono i rami della tua cima!

Crescerai sempre, grande albero più vivace
del cipresso? – Eppure con scrupolo abbiamo
raccolto qualche schizzo per l’album vorace
di chi adora tutto ciò che vien da lontano!

Abbiamo salutato idoli dal volto proboscidato;
troni tempestati di gemme luminose;
palazzi cesellati il cui splendore fatato
sarebbe per i vostri cresi un sogno rovinoso;

costumi che per gli occhi son un’ebbrezza;
donne che hanno dipinte le unghie e i denti,
e giocolieri esperti che il serpente accarezza.»

V

E poi, e poi ancora?

VI

«O infantili menti!

Per non dimenticare la cosa principale,
abbiam visto ovunque, senza averlo cercato,
dall’alto fino al basso della scala fatale,
il noioso spettacolo dell’eterno peccato;

la donna, schiava vile, superba e stupida,
s’ama senza disgusto e s’adora senza vergogna;
l’uomo, tiranno ingordo, duro, lascivo e cupido,
si fa schiavo della schiava, rigagnolo di fogna;

il martire che geme, il carnefice contento;
il popolo innamorato della brutale frusta;
il sangue che dà alla festa aroma e condimento,
il veleno del potere che snerva il despota;

tante religioni che alla nostra somigliano,
tutte che scalano il Cielo; la Santità,
come un uomo fine su un letto di piume,
fra i chiodi e il crine cerca la voluttà;

l’Umanità ciarlona, ebbra del suo genio,
e delirante, adesso come in passato,
nella sua furibonda agonia urla a Dio:
«Mio simile, mio padrone, io ti maledico!»

E i meno stolti, della Demenza arditi accoliti,
in fuga dal grande gregge recinto dal Destino,
per trovare rifugio nell’oppio senza limiti!
– Questo del globo intero l’eterno bollettino.»

VII

Dai viaggi che amara conoscenza si ricava!
Il mondo monotono e meschino ci mostra,
ieri e oggi, domani e sempre, l’immagine nostra:
un’oasi d’orrore in un deserto di noia!

Partire? restare? Se puoi restare, resta;
parti, se devi. C’è chi corre, e chi si rintana
per ingannare quel nemico che vigila funesto,
il Tempo! Qualcuno, ahimè! corre senza sosta,

come l’Ebreo errante e come l’apostolo,
al quale non basta treno o naviglio,
per fuggire l’infame reziario; e chi invece
sa ucciderlo senza uscire dal nascondiglio.

Infine quando ci metterà il piede sulla schiena,
potremo sperare e urlare: Avanti!
E come quando partivamo per la Cina,
gli occhi fissi al largo e i capelli al vento,

così c’imbarcheremo sul mare delle Tenebre
col cuore del giovane che è felice di viaggiare.
Di quelle voci ascoltate il canto funebre
e seducente: «Di qui! Voi che volete assaporare

il Loto profumato! è qui che si vendemmiano
i frutti prodigiosi che il vostro cuore brama;
venite a inebriarvi della dolcezza strana
di questo pomeriggio che non avrà mai fine!»

Dal tono familiare riconosciamo lo spettro;
laggiù i nostri Piladi ci tendon le braccia.
«Per rinfrescarti il cuore naviga verso la tua Elettra!»
dice quella cui un tempo baciavamo le ginocchia.

VIII

“O Morte, vecchio capitano, è tempo! Sù l’ancora!
Ci tedia questa terra, o Morte! Verso l’alto, a piene vele!
Se nero come inchiostro è il mare e il cielo
sono colmi di raggi i nostri cuori, e tu lo sai!

Su, versaci il veleno perchè ci riconforti!
E tanto brucia nel cervello il suo fuoco,
che vogliamo tuffarci nell’abisso, Inferno o Cielo, cosa importa?
discendere l’Ignoto nel trovarvi nel fondo, infine, il nuovo.



I Fiori del Male è una raccolta in cui Le voyage chiude il libro. A parere personale, il libro lo consiglio vivamente. E’ acquistabile online su Amazon, anche cliccando qui


riferimenti foto/scritti:
https://society6.com/product/baudelaire-les-fleurs-du-mal522058_print
https://www.ilpost.it/2017/06/25/baudelaire-fiori-del-male/
https://www.libriantichionline.com/divagazioni/charles_baudelaire_viaggioles_fleurs_du_mal
http://opere.loescher.it/opere/polacco_terzomillennioblu/isw/Baudelaire.pdf

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