Carpe Diem: cogliete l’attimo, rendete la vostra vita straordinaria

Due monologhi dell’attore Robin Williams tratto dal film L’Attimo Fuggente.

Un monologo che, in pochissimi minuti, fa capire l’importanza della vita, l’importanza di fare di tutto per viverla davvero, senza farsi sfuggire un attimo.
Capire quanto prezioso sia ogni singolo istante che la vita ci dona,
che troppo spesso non lo capiamo, finché non ci troviamo davanti l’impossibilità di vivere.

Un altro monologo.
Quello che, nel giro di pochi secondi, insegna a capire l’importanza di vedere le stesse cose da più prospettive diverse, cercare la propria strada, combattere per far sentire la propria voce.
Per essere felici.
Per essere sé stessi.

Cogli la rosa quand’è il momento.
In latino si dice invece CARPE DIEM.
Chi lo sa che cosa significa?
Cogli l’attimo.
Cogli la rosa quand’è il momento.
Perché il poeta usa questi versi? […] Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi.
Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà.
Adesso avvicinatevi tutti e guardate questi visi del passato, li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati.
Non sono molto diversi da voi, vero?
Stesso taglio di capelli, pieni di ormoni come voi, invincibili come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose come molti di voi. I loro occhi sono pieni di speranza proprio come i vostri.
Avranno atteso finchè non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale?
Perché, vedete, questi ragazzi, ora, sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito.
Coraggio, accostatevi, ascoltateli.
Sentite?
[…]
Carpe diem.
Cogliete l’attimo ragazzi.
Rendete straordinaria la vostra vita.

“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.
E il mondo appare diverso da quassù.
Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi.
Coraggio!
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.
Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare.
Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore.
Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto.
Thoreau dice “molti uomini hanno vita di quieta disperazione”, non vi rassegnate a questo.
Ribellatevi!
Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno!
Ecco, così! Osate cambiare. Cercate nuove strade.

Non vi fermate all’infelicità.
Cercate la vostra strada, ovunque essa sia.


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Ma perché per te è così importante viaggiare? Ora te lo spiego.

Ogni persona che viaggia attribuisce al viaggio stesso un valore unico e personale. Talvolta si viaggia solo per lavoro, altre volte per una più semplice vacanza rilassante, talvolta invece acquisisce, nella persona che quel viaggio lo vive, un valore ancora più importante e prezioso, talvolta inspiegabile, talvolta comprensibile, ma comunque sia raro, forse unico.
C’è chi lo capisce sin dall’infanzia, chi invece la passione del viaggio la acquisisce più avanti e non sa nemmeno perché, chi lo capisce dopo il primo viaggio, chi invece, spesso, lo capisce dopo un vissuto particolarmente intenso che fa nascere dentro la voglia di ripartire. E allora parte, fisicamente parlando. La cosa bella del viaggio è che unisce milioni di persone, tutte completamente diverse l’una dall’altra, ma con in comune la passione per qualcosa che le porta, inconsapevolmente, ad andare senza mai fermarsi.

Se cercassimo sul dizionario la parola viaggio, troveremmo il corretto e più oggettivo significato da attribuirgli, ma se invece la cercassimo nel cuore di chi il viaggio lo sente davvero, troveremmo invece il suo valore più bello e più assoluto.

E se dovessi chiederti che valore ha il viaggio?
Partendo dall’idea che sia assurdo provare a descrivere correttamente le emozioni, nove diverse persone con la stessa passione si sono messe in gioco e hanno provato a spiegare il loro più personale punto di vista sul senso del viaggio.

“Chiunque viaggia è alla ricerca di qualcosa, di risposte a domande mai fatte ad alta voce, di nuovi occhi con cui guardare il mondo e la vita di tutti i giorni; di qualcosa che possa ancora stupirlo e lasciarlo a bocca aperta con la semplicità di un bambino.
Viaggiare è amicizia, passione, risate. È perderti in una metropoli per ritrovare te stesso, è cercare un tramonto da racchiudere in uno scatto della tua fotocamera, è conoscere i tuoi limiti, le tue capacità; è riscoprire te stesso negli occhi di un estraneo conosciuto per caso. E perché no, è cercare di scappare dai tuoi problemi, ma tanto quelli hanno il GPS incorporato e sanno sempre dove tu sia. Ecco che viaggiare diventa la chiave del tuo cambiamento, ma non basta un solo viaggio per diventare quello che sarai domani, e allora tu continua a viaggiare.”

Donatella Roca

Ero un bambino secchione e perfettino, difficilmente mi buttavo nel fango per recuperare la palla durante la partita di calcetto, che se potevo evitavo, e passavo un mucchio di ore -mai abbastanza- a leggere.
Ecco.
Se dovessi indicare un momento in cui i viaggi sono entrati simbolicamente nella mia vita, direi senza dubbio che è stato quando, intento ad esaminare la libreria, presi in mano l’atlante. […] Leggevo nomi impronunciabili e studiavo cartine incomprensibili e nel mentre sognavo posti esotici, foreste e deserti, città infinitamente alte e popoli dalla pelle e dai vestiti colorati.
La passione per l’atlante si è trasformata in passione per la geografia, poi per le lingue straniere, e poi direttamente per i biglietti aerei.
Forse il senso del viaggio sta tutto qui: in quella costante curiosità, in quella bramosa ricerca, in quella voglia matta di scoprire, conoscere, annusare, ascoltare, e prima di tutto imparare, che ti accompagna da sempre -da quando avevi appena imparato a leggere, e che non smette mai di stupirti per quanto è in grado di insegnarti.
Non ci rinuncerei per nulla al mondo!

Elia Sitti

Non è facile spiegare cosa significa viaggiare, è un qualcosa che ti esplode dentro, un mix di sentimenti e sensazioni.
Dal momento in cui ti metti a guardare una mappa, stai già iniziando a viaggiare, fantasticando sui luoghi che vedrai e sulle persone che incontrerai.
Amo viaggiare, amo progettare viaggi.
È un qualcosa che mi fa sentire libera, prendere un aereo, viaggiare tra le nuvole e svegliarmi in un luogo completamente diverso.
Ti rende più umano, ti fa apprezzare le cose più semplici, ti fa emozionare anche solo guardando un bambino giocare.
Amo l’Asia, la sua gente, che spesso vive nella povertà, ma sono ricchi dentro, nessuno ti negherà un sorriso, una parola, una partita a calcio con un pallone arrangiato….
Avrei tanto da raccontare sui miei viaggi, ma sono sensazioni che custodisco dentro gelosamente.
Viaggiare ti rende sicuramente migliore.

Fabrizia Santarnecchi

“Per me il viaggio è una delle necessità primarie della mia vita. Non riesco a concepire un’ esistenza senza viaggiare, partire alla scoperta di qualcosa di insolito, esotico, che non ci appartiene. Vedere e conoscere paesaggi mai scrutati, culture lontane, differenti e poi suoni, odori, sapori mai provati prima. Questo per me significa viaggiare. Da quando pratico il surf uno degli scopi principali della mia vita è che mi accompagna in ogni avventura è la ricerca delle onde perfette in tutto il mondo.”
Marco Romano, surf coach della We Ride Surf School

“Per me viaggiare ha sancito una sorta di rinascita.
Nonostante abbia cominciato a vagare fin da piccola, la svolta è arrivata quando ho intrapreso il primo viaggio da sola a piedi, con lo zaino in spalla e nessuno accanto a indicarmi cosa fare e dove andare.
Non mi sono mai sentita così viva.
Avventurandomi ho scoperto una persona completamente diversa, senza maschere e molto più coraggiosa di quanto potessi immaginare.
Il viaggio per me è l’esperienza, non il luogo in sé.
Nonostante abbia avuto la fortuna di visitare posti magici, la cosa più bella e significativa sono stati gli incontri inaspettati che porterò dentro per il resto della vita.
Avvicinarmi a culture nuove, a religioni e usanze così lontane mi ha fatta sentire quasi in grado di poter vedere la realtà con gli occhi di tante persone diverse, abbattendo qualsiasi tipo di barriera mentale.
Non esiste cosa al mondo che riesca a farmi sentire più felice e piena di vita.
Per tanto tempo mi sono chiesta perché, in qualsiasi posto vivessi, non mi sentissi mai pienamente a casa… con il tempo ho capito che per me non esiste casa più accogliente e “ricca” di quello zaino in spalla.”

Veronica Ariano

“Viaggiare significa staccare dalla realtà di tutti i giorni per divertirsi, rilassarsi e conoscere posti, cose nuove e scoprire se stessi sempre di più.”
Luca Frangioni

“Per me il viaggio è libertà.
Quando viaggio la mia mente è leggera è libera, si fa spazio per immortalare momenti luoghi e emozioni da poter ricordare e il mio cuore si arricchisce.
Viaggiando esaudisco i miei più grandi sogni e mi sento felice.
Quando viaggio mi sento viva.”

Arianna Infante

“Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perché, sempre dicono: Andiamo!”
È quasi impossibile descrivere a parole ciò che un viaggio – un vero viaggio – è in grado di trasmettere. Le emozioni, le impressioni, le nuove conoscenze, i sentimenti e lo stupore infinito che esso sempre porta con sé. 
Troviamo però che questo estratto, tratto da una poesia di Baudelaire, possa essere un buon incipit per tentare di spiegare ciò che andiamo cercando quando decidiamo di intraprendere una nuova avventura insieme. Spesso nemmeno noi siamo pienamente consci delle motivazioni che ci spingono ad andare; ciò che conta maggiormente è la voglia di partire ed esplorare. 
Viaggiare apre e libera la nostra mente dalle costrizioni, dagli schemi e dagli stereotipi in cui la stessa resta intrappolata durante la normale routine quotidiana, permette di andare oltre i nostri stessi limiti e paure, raggiungendo una conoscenza di sé e del mondo, impossibile da afferrare semplicemente restando a casa.
Molto spesso, la sera, dopo una lunga giornata di lavoro ci troviamo a vagare insieme con la mente, immaginando e fantasticando sulla nostra prossima avventura.
Iniziamo allora a selezionare le mete che più ci ispirano, discutendo, infervorandoci e iniziando a studiare un possibile percorso da seguire che sia in grado di svelarci il più possibile del “mondo” e della cultura che decideremo poi di visitare. 
Pianificare è già parte del viaggio, è un modo per cominciare ad immergersi in quel paese che tanto vagheggiamo di raggiungere. […] E quello che realmente conta è calarsi profondamente e sin da subito nello spirito del viaggio e costruirlo intorno a noi. 
Quando finalmente partiamo per raggiungere la meta siamo avvolti da una sensazione di eccitazione e curiosità, che diventa sempre più forte man mano che ci si avvicina alla destinazione. Lo stupore nel vedere una nuova realtà all’arrivo è il sentimento che prevale […].
Esplorare i luoghi, immergersi completamente nell’atmosfera del posto e perdersi in essa, cogliendo e vivendo al massimo tutte le esperienze che è possibile fare, rappresenta il momento più intenso del viaggio stesso. Uno sguardo sul mondo e sulle sue bellezze che è solo nostro, senza riflessi o condizionamenti; una ricchezza immensa che ci portiamo a casa nel momento del rientro e che resterà con noi negli anni a venire. 
Vivere insieme – come coppia – l’esperienza del viaggio rende tutto più intenso e permette una condivisione, seppur intima, delle emozioni che esso è stato in grado di generare e, perché no, anche una miglior conoscenza di noi stessi e dell’altro.

Silvia Filippini e Andrea Monticelli

Chi ha la passione del viaggio, partirà sempre, comunque, partirà perché ha trovato pezzi di sé sparsi un po’ ovunque, e quel puzzle che sta costruendo non sarà mai del tutto finito, perché non si smetterà mai di conoscere se stessi.
Chi viaggia, lo fa con l’idea di partire, talvolta di perdersi, talvolta di ritrovarsi.
Lo fa con l’idea di fare esperienze sparse un po’ ovunque, di dare un valore più bello all’esistenza.
Chi ama viaggiare parte anche solo per partire, che tanto lo sa, che anche partendo, saranno un altro viaggio, un altro tramonto, altri volti, altri orizzonti, a segnargli in meglio la vita,
che forse la vita è più bella quando senti che la vivi davvero.

#IORESTOACASA: il valore delle piccole cose

Il mondo intero si è fermato.
Anno 2020.
Quest’anno dal numero doppio identico finirà sui libri di storia, quasi sicuramente.
Il mondo si è fermato.
Il commercio, i trasporti, le aziende.
E anche il tempo. Sì, perché adesso scorre talmente tanto lento da sempre quasi fermo.
Così, in questo periodo di quarantena, allontanamento, social immersi di hashtag dedicati, gente che soffre, gente che continua a lavorare, gente che salva le vite, gente che la vita, purtroppo, la perde, dobbiamo tutti fare i conti con la nostra di vita e con il nostro tempo. Dobbiamo imparare a cogliere, nella negatività di un periodo buio come questo, il valore a ciò che davamo per scontato.
Io ci ho voluto provare con un video. Adesso mi spiego meglio.
Lo so, non sarò sicuramente la prima al mondo ad aver avuto questa idea, ma io ho semplicemente cercato di farla mia.
Vi spiego. Ora che abbiamo un po’ più tempo per capire il valore del tempo, ho voluto dare un senso anche alla più “banale” (e lo metto fra virgolette, attribuitegli voi il significato che sentite più giusto) quotidianità e al tempo impiegato nel viverla. Partiamo dal presupposto che siamo nell’era dei social, dove apparire è più importante di essere, dove non si da valore alle cose più ovvie, perché le cose più ovvie sono ormai troppo scontate e “out” per essere esposte sui social. Ma poi che succede? Succede che qualcosa più grande di tutti i pezzi di mondo messi insieme ci costringe a rivalutare l’importanza delle cose ovvie. E allora boom, stop. Fermi tutti. Rivalutiamo tutto. Forse è più importante essere che apparire, no? Gli abbracci, i saluti, il contatto umano, la passeggiata al tramonto sulla riva del mare, la prenotazione del volo per il viaggio tanto voluto, e fare la spesa incontrando un paio di amici, prenderci un caffè insieme, e uscire. Già. E i sorrisi, la cena coi parenti, una t-shirt nuova perché quelle vecchie sono un po’ scolorite. Farsi la doccia per uscire. No. Non si può uscire. E va bene, adesso è giusto così. Dobbiamo vincere questo maledetto mostro invisibile, e per vincerlo dobbiamo rimanere in casa. Allora impariamo di nuovo a dare senso alle cose “banali“. Impariamo di nuovo a dare senso al semplice fatto che siamo vivi, agli occhi aperti la mattina presto, e alla colazione fatta in cucina, al cane che ci saluta scodinzolando perché lui sì, lui è davvero felice perché può starti vicino tutto il giorno. Ridiamo importanza al sole, non è poi così scontato. Ridiamo importanza agli alberi, Dio, quanto sono belli, e alle cose semplici. Diamoci il tempo per leggere un libro, e ascoltare musica, e scrivere, e pensare. Rivalutiamo il tempo. Cerchiamo di essere, e poi, se poi vogliamo, possiamo anche apparire, ma almeno appariamo per ciò che siamo davvero. Smettiamo di dare tutto per scontato. La vita non è scontata. Quando la troverò appesa in un negozio, con un cartellino colorato con su scritto -70% allora sì, allora penserò che la vita è scontata. Ma ad ora non lo è e, secondo me, non lo sarà mai.
Questo è un video “banale”, già, perché non c’è niente di poi così tanto appariscente. Anzi. Scusate, che stupida che sono.
Sto vivendo.
E già solo questo non implica banalità.
Diamo senso al tempo ora che abbiamo tempo.

Un video dedicato alle cose semplici, in un modo che adesso ci appare talmente tanto complicato da vivere.
Sapete che c’è? #IORESTOACASA, che non vedo l’ora di poter uscire di nuovo.

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La forza di viaggiare mi ha aiutata a reagire


La prima volta che capì che avrei dovuto percorrere la MIA strada era quando finì sul lettino di un ospedale. Ebbi così tanta paura che promisi a me stessa che avrei fatto di tutto per realizzarmi, a costo di andare in quella direzione considerata anticonformista. Ma poi se la conformità è esser tristi e apparentemente appagati da una vita in cui gli spiragli di felicità sono molti meno di quelli di tristezza, io voglio essere anticonformista.
Voglio essere “anticonformamente felice”.
E la strada per essere felici, in questo mondo, in questa società, è così lunga e tortuosa. Avevo 16 anni.
Ero talmente piccola che mi dimenticai presto questa cosa. E niente. Sono dovuta rifinire in ospedale due volte, e la seconda avevo poco più di 19 anni. Ho dovuto imparare a fronteggiare quella maledetta ipocondria che ha preso possesso del mio corpo e che mi ha lentamente distrutto, e fronteggiare la paura di tornare di nuovo sul lettino di un ospedale.
In quel periodo avrei dovuto prenotare il mio primo volo, il mio primo vero viaggio. Avrei finalmente viaggiato.
Ero così contenta.
Ma poi BOOM.
“Ti devi operare”.
Mi dovevo operare.
Quanto ho pianto. Avevo solo paura. E ognuno reagisce a modo suo. Io piangevo. E poi decisi di smettere di versare lacrime e di focalizzarmi sul tempo, sulla felicità, sulla mia vita, su tutto.
Un film mi ha radicalmente cambiato il senso di lettura di tutto. E io odio i film. Odio la televisione. Odio la falsità degli schermi.
Ma quel film era vero.
Ed era un po’ c’ho che avevo bisogno di sentirmi dire.
Into the Wild.

Tre libri mi hanno rivoluzionato il mondo di vedere le cose. Devo molto alle parole di Sergio Bambarèn.

Io sono cambiata.
Sono diventata più forte, più risoluta, più ambiziosa, rendendomi, agli occhi degli altri, più egoista e più fredda.
In realtà cercavo soltanto il mio spazio, a dispetto di tutto e tutti. Che poi la capacità di indipendenza non è egoismo.
Ma poi dovevo diventare grande, e i sogni si mettono da parte quando si è grandi. Deve star scritto sulla clausola per diventare adulti: “Metti da parte i sogni, schiavo”. Il Super Io diventa troppo Super e la coscienza un po’ troppo scrupolosa.
Finché quei sogni non li ho buttati tutti dentro ad un bidone e vivevo per lavorare.
Finché lo stipendio a fine mese non è cominciato a diventare il mio unico scopo di vita,
finché le ferie non sono diventate l’unico motivo per cui lavoravo.
Ed è così paradossale.
Cominciai ad accorgermi di aver frequentato persone sbagliate, che mi hanno condizionato la vita in peggio. Mi hanno buttato dentro paure apparentemente invalicabili. Mi hanno buttato contro offese che non mi meritavo.
E mi sono allontanata.
E mi sono sentita sola.
Fragile.
Estremamente impaurita.
E, mentre cercavo di riprendere forze, c’erano cose ancora più forti di me che mi buttavano ancora più a terra.
Ed era la consapevolezza interiorizzata di non percorrere la strada che ambivi.
Finché non mi accorsi che non volevo più vivere così.
E me ne accorsi quando fu il corpo a dirmelo, perché la mia mente me lo aveva detto tanto tempo prima, ma io non volevo ascoltarla. Quando il mio corpo si è fermato, accasciato a terra, dicendomi che lui, quelle cose, non le voleva più fare. Non era la sua strada. Non è la mia strada. Tutto c’ho che avevo fatto fino a quel momento mi aveva aiutato, ma era arrivato il momento di riprendere il cammino giusto.
A un certo punto la giusta dose di sicurezze, non era più tanto giusta per me. E quelle sicurezze dovevo toglierle e dovevo trovare il compromesso giusto con la felicità.
E i miei sogni, le mie passioni, il mio modo di vivere, e, ancor di più, la vera me stessa, mi urlavano contro.
E il mio corpo si rifiutava.
E quella brutta bestia che si chiamava depressione stava diventando così forte da non permettermi più di rendermi conto che avevo solo 25 anni. Me ne sentivo 95, in principio di morte.
E, ancor di più, avevo perso la capacità di capire che avevo solo una vita davanti.
E non era quella.
E’ lì che il mio corpo ha cominciato a diventare solo un accumulo di ossa e dolori,
e gli occhi perennemente gonfi di lacrime.
E non avevo più forza di reagire, ma solo di crollare.
E quei sogni dove erano finiti?
E quelle ambizioni?
Quella forza di vivere che avevo?
Quella voglia di stupirti di tutto?
E quelle lunghe camminate in montagna, l’aria pulita, e il surf, che Dio solo sa quanto mi mancava, e il mare, le onde e i tramonti.
Che non li vedevo da troppo tempo.
E la gente che amavo, i miei amici, la mia famiglia.
Mi sentivo solo ed esclusivamente nervosa. Nevrotica. Triste.
E tutto intorno è nero.
Talvolta riemergevo, talvolta ricadevo.
Ed era sempre tutto più nero. E faceva così tanta paura.
Finché non mi sono accorta che era l’ora di esplodere, e esplosi.
E cercavo quella forza che avevo perso.
E non la trovavo.
E mi sembrava di odiare tutti.
E forse era davvero così.
Ma poi mi accorsi che in tutto quel buio avevo pure imparato ad amare.
Ma non avevo la forza nemmeno di amare me stessa per prima.
E allora dovevo combattere.

Lavorerò duramente tutti i giorni per esser felice.
Per tenere lontano da me quel brutto mostro che si è preso corpo e mente.
Lavorerò per realizzare i miei sogni,
per surfare tutte le volte che potrò,
per continuare a salire sulle vette più belle delle montagne più belle, anche se, che stupida, tutte le montagne sono belle.
Imparerò a sorridere di gusto,
ad esser presente.
Mi impegnerò a tenere un corpo e una mente forti.

Viaggerò.
Dovrò farlo.
Dovremmo farlo tutti.
Perché non possiamo vivere con la presunzione di sapere chi siamo in un mondo che è più vasto di quel che si vede ben oltre l’orizzonte.
Ogni orizzonte sarà un nuovo inizio.
O il bel continuo di una bella storia.
La mia vita.

Non voglio vivere una vita che non è la mia.
Ci proverò fino alla fine.
Me lo dirò tutti i giorni, quando ci crederò un po’ meno, che io, alla felicità, non ci voglio più rinunciare.

Imparerò ad esser fiera di me, a credere a me stessa,
a non perdere il sorriso,
a non perdere le speranze.

La vita è una.
Accetto che voi abbiate la possibilità di credere in reincarnazione, in resurrezione, in paradiso o inferno, in sette vite anche se non siete gatti, in scissione di anima e corpo.
Io, almeno per ora, credo che la vita sia solo una.
O almeno non ho la certezza del contrario.

E ho solo una possibilità di esser felice.
Voglio invecchiare con la consapevolezza d’averci almeno provato.

Reagite.
Fatelo.
Che il rimpianto di non aver nemmeno provato ad esser felici, poi, da vecchi diventerà solo un rimorso.

Allora viaggiate,
e siate felici.
Sempre.

Myanmar, Agosto 2019



foto in alto: Roberta B.
altre: Fabrizia S.